Iscrizione latina
La colonna mariana nella Piazza della Città Vecchia non è soltanto un simbolo spirituale e un monumento storico, ma anche un'opera tecnica e artistica straordinaria. La sua forma, il suo materiale e la sua struttura riflettono sia l'estetica barocca della metà del XVII secolo sia le esigenze moderne del restauro di un monumento nelle difficili condizioni del clima di Praga. Il messaggio fondamentale della colonna è già espresso nell'iscrizione latina sul piedistallo: Alla Madre di Dio concepita senza la macchia del peccato originale, per la difesa e la liberazione della città, il pio e giusto imperatore eresse questa statua. Questo testo mostra chiaramente che la colonna fu eretta come monumento alla vittoria dei cittadini di Praga su tre eserciti svedesi. La somma delle lettere maiuscole che rappresentano numeri romani indica l'anno dell'erezione della colonna.
M + 5 × C + 2 × L + 7 × V + 15 × I = 1000 + 5 × 100 + 2 × 50 + 7 × 5 + 15 × 1 = 1000 + 500 + 100 + 35 + 15 = 1650
La colonna mariana è significativa anche dal punto di vista della storia dell'arte. È la prima colonna mariana della Boemia e allo stesso tempo una delle sculture barocche più antiche del nostro territorio. Il suo autore, Jan Jiří Bendl, svolse un ruolo chiave nella trasmissione dello stile barocco nell'ambiente ceco. Mentre in Italia e nella Germania meridionale la scultura barocca si basava sul marmo, Bendl dovette lavorare con l'arenaria ceca, che non riflette la luce così bene come il marmo. Per ottenere la drammaticità barocca, dovette sviluppare una speciale tecnica di modellazione della superficie che crea un contrasto di luci e ombre anche su materiali meno lucidi. In questo modo gettò le basi della scultura barocca ceca.

L’altezza complessiva della colonna, compresa la statua sommitale, è di 15,83 metri. Le singole parti non sono assemblate rigidamente, ma tra di esse sono inserite lastre di piombo. Se non fosse così, un vento forte potrebbe spezzare una struttura tanto rigida. L’oscillazione della statua superiore arriva fino a 20 cm. Il peso complessivo dell’opera è di circa 130 tonnellate. La colonna poggia sulle originarie fondamenta in pietra del XVII secolo, di circa 7,8 × 7,8 metri, che però si trovano molto al di sotto dell’attuale livello della piazza, perché da allora esso si è innalzato. Esse sono costituite prevalentemente da opuka di cava, integrata con quarzite, ciottoli fluviali, mattoni e altri detriti edilizi dell’epoca, il tutto legato con malta di calce. Sopra la fondazione originaria l’impresa edile Řehoř s.r.o. ha quindi gettato un nuovo blocco di fondazione in calcestruzzo armato C30/37 XF3. I pezzi originali della Colonna Mariana furono realizzati in arenaria proveniente dai dintorni di Kamenné Žehrovice. Queste pietre furono poi sostituite con arenaria di Božanov. Il fusto di 6 metri e 22 tonnellate, con capitello corinzio e base, è realizzato in quarzite trasportata fino a qui dalla regione indiana di Jaipur. Il basamento è realizzato in pietra Pietra Dorata proveniente dalla città italiana di Vitorchiano. Le colonne e la lastra di copertura dello spazio sacro sono realizzate, per ragioni statiche, in granito di Mrákotín.
La copia fedele della statua originale nasce attraverso un processo che inizia con il rilievo di uno stampo preciso in silicone di lukopren, capace di catturare ogni dettaglio della superficie. Da questo stampo si realizza un modello in gesso che serve come base per integrare le parti mancanti secondo le opere conservate dello stesso autore e le fotografie storiche. Dopo la rimodellazione prende forma l’aspetto completo della statua, che lo scultore trasferisce poi nella pietra mediante il puntamento, cioè la misurazione precisa e l’individuazione dei punti sul modello in gesso e il loro riporto sul blocco di pietra. In questo modo nasce una fedele copia in pietra che corrisponde all’originale nelle proporzioni, nel volume e nel carattere del dettaglio. Lo scultore accademico Petr Váňa lavorò per un mese al completamento della statua della Vergine Maria in un laboratorio di restauro affittato direttamente nell’edificio del lapidario, così da avere l’originale nelle immediate vicinanze come modello.

La colonna aveva però anche una funzione pratica. Il suo asse determinava il meridiano locale di Praga. La sua linea è ancora oggi segnata nella pavimentazione della Piazza della Città Vecchia. A mezzogiorno vero l'ombra della colonna è la più corta e punta esattamente verso nord. In base a essa veniva regolato l'orologio astronomico della Città Vecchia. Più tardi, l'ora esatta veniva misurata al Clementinum mediante meridiane a fessura. A mezzogiorno vero, un uomo dalla torre del Clementinum dava il segnale con una bandiera rossa e bianca, e gli artiglieri del bastione del castello numero XIX sparavano un colpo di cannone. Dopo l'avvento della ferrovia e del telegrafo, l'ora di Praga divenne lo standard orario unificato per tutta l'Austria. La colonna era anche il punto di partenza dal quale nel Regno di Boemia si misuravano le distanze. Il restauro della colonna ha così restituito alla piazza non solo la sua dominante barocca, ma anche un elemento storico astronomico e geodetico.
La gloriola della Vergine Maria è stata realizzata utilizzando il tradizionale metodo della doratura a fuoco, metodo però molto pericoloso. Il metodo sfrutta la capacità del mercurio di dissolvere l'oro e di formare con esso una pasta. L'oro viene prima sciolto nell'acqua regia. Viene quindi precipitato dalla soluzione e quindi miscelato con mercurio riscaldato. Si crea così un amalgama bianco argenteo che ha la consistenza del burro. Questo viene applicato a un oggetto metallico, che viene poi riscaldato sul carbone. Il mercurio evapora, lasciando sulla superficie uno strato di oro puro saldamente attaccato. Tuttavia, quando brucia, il mercurio si trasforma in un gas velenoso invisibile e mortale.

La vittoria sui Svedesi appartiene ai momenti più importanti dell'araldica praghese. Nel 1649 la Città Vecchia ricevette da Ferdinando III nel proprio stemma «una mano con una spada, pronta a difendere la porta aperta contro gli intrusi» e una dozzina di bandiere delle centurie (dal latino centum – cento), nelle quali gli abitanti della città erano divisi durante la difesa.
Sopra lo stemma della Città Vecchia compare l'aquila imperiale (il raddoppio della testa indica che si trattava di un'aquila, non di un'aquilotta), che esprime una particolare protezione imperiale, e sopra di essa la corona imperiale dorata aperta, ricordando la straordinaria fedeltà dei cittadini, degli studenti e dei seminaristi gesuiti. Il campo rosso assunse un nuovo significato, perché iniziò a ricordare il sangue versato nella difesa. Alla città fu confermato il diritto di utilizzare il titolo Civitas Fidelissima (città fedelissima) e contemporaneamente furono confermati i privilegi cittadini e il diritto alla milizia cittadina. L'ornamento originario dello stemma con l'elmo da torneo fu ampliato con l'introduzione di tre elmi da torneo, e i leoni divennero i veri sostegni dell'intero stemma. In questa forma lo stemma passò senza modifiche nel 1784 a tutta Praga ed esistette de iure fino alla nascita della Grande Praga nel 1927, ma di fatto solo fino al 1918.